A 33 anni dalla strage di via D’Amelio, in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti della sua scorta, l’Italia torna a interrogarsi. Cosa sarebbe oggi il nostro Paese se Borsellino – e prima di lui Giovanni Falcone – fossero ancora tra noi?

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti basta che ognuno faccia il suo dovere.”
Giovanni Falcone

Parole semplici eppure rivoluzionarie, che ancora oggi suonano come un monito. Eppure, a oltre tre decenni di distanza, il sistema che ha portato alla loro uccisione è ancora radicato. L’intreccio tra mafia e politica non è stato reciso, anzi, sembra aver trovato nuove maschere e nuovi alleati.

L’illusione della giustizia e la rassegnazione del popolo

Nel 1992, i vertici politici si presentarono a Palermo con lacrime ipocrite, commemorando le vittime delle stragi con discorsi vuoti e privi di azioni concrete. La reazione dei siciliani onesti fu forte, ma breve. Oggi, regna la rassegnazione.

Antimafia di facciata e il monito (mal interpretato) di Sciascia

Falcone e Borsellino, oggi, sono diventati simboli usati da un’antimafia di facciata. Carriere costruite a suon di celebrazioni e passerelle. In questo contesto, torna alla mente la controversa riflessione di Leonardo Sciascia sui “professionisti dell’antimafia”, pubblicata nel 1987 sul Corriere della Sera.

Una denuncia contro l’uso politico e strumentale dell’antimafia che, mal interpretata, fu usata per delegittimare proprio chi lottava sul serio: Falcone, Borsellino, i magistrati del pool di Palermo, i movimenti civili.

È tempo di riscatto popolare

Questo editoriale non ha la pretesa di cambiare il mondo, ma vuole essere un invito a riflettere. La dignità perduta può essere recuperata solo da un popolo che torna a farsi sentire.


Conclusione: e se Falcone e Borsellino fossero ancora vivi?

Forse avremmo un’Italia diversa, più giusta, più libera, più onesta. Forse avremmo una politica davvero al servizio dei cittadini. Ma oggi abbiamo una certezza: le loro idee, se condivise da tutti, possono ancora cambiare il Paese.

In calce, un video di una delle ultime apparizioni pubbliche di Paolo Borsellino. Ascoltatelo attentamente. Quelle parole non sono solo memoria: sono una chiamata alla responsabilità collettiva.

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Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.