Gravissime accuse ad Agrigento nei confronti di un cittadino originario dell’Asia meridionale, da anni residente nella città dei Templi.
L’uomo, 39 anni, è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale aggravata e minacce nei confronti di sei suoi giovani connazionali, quasi tutti minori non accompagnati, ospitati in una struttura d’accoglienza locale.
L’inchiesta è partita da un esposto presentato alla Procura della Repubblica dall’avvocato che tutela la struttura protetta. Il documento segnalava numerosi episodi di abuso, prontamente presi in carico dalla Polizia di Stato.
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Elenia Manno, hanno evidenziato un quadro accusatorio definito “gravissimo”, fondato su testimonianze precise e convergenti delle vittime.
Secondo quanto riportato nella richiesta di custodia cautelare, accolta dal Gip Iacopo Mazzullo, l’indagato avrebbe approfittato della condizione di estrema vulnerabilità dei giovani, giunti in Italia soli, senza documenti e senza conoscere la lingua.
L’uomo, inizialmente considerato un punto di riferimento per i ragazzi, avrebbe instaurato con loro un rapporto di fiducia per poi abusarne, giustificando le pratiche sessuali come “normali in Italia”.
Alcune delle vittime avrebbero anche fornito messaggi compromettenti estratti dai telefoni cellulari, dai quali emergerebbero minacce finalizzate ad ostacolare le indagini e a manipolare i giovani.
Il 39enne avrebbe persino affermato di poter influire negativamente sull’ottenimento del permesso di soggiorno, costringendoli al silenzio sotto ricatto psicologico.
Tutti i ragazzi hanno riconosciuto senza esitazione l’uomo in foto segnaletiche mostrate loro dagli inquirenti. Le dichiarazioni sono state ritenute pienamente attendibili anche dalla psicologa incaricata, che ha confermato la coerenza dei racconti in merito a modalità, tempi e luoghi degli abusi.
L’indagato, difeso dagli avvocati Salvatore Cusumano e Roberto Gambino, aveva già visto respinti in passato i ricorsi per l’attenuazione della misura cautelare. Il procedimento ha già registrato due incidenti probatori e una nuova audizione è prevista per il prossimo 19 settembre.
L’inchiesta prosegue nel massimo riserbo e con la massima attenzione da parte della magistratura, vista la delicatezza dei fatti e la vulnerabilità delle vittime coinvolte.































