“È vuoto!”, “No, è pieno e perfettamente funzionante”.
Da anni queste voci si rincorrevano sull’autovelox installato lungo la strada statale 640, poco prima della rotonda degli scrittori, ad Agrigento.
Un dispositivo di controllo della velocità – o forse solo un deterrente visivo – che aveva comunque svolto la sua funzione: far rallentare gli automobilisti e prevenire incidenti. Oggi però quell’autovelox non c’è più. È stato distrutto da un incendio.
Le fiamme, divampate improvvisamente, hanno avvolto la struttura e rischiato di propagarsi verso la carreggiata, mettendo in pericolo i mezzi in transito.
A scongiurare il peggio è stato un carabiniere agrigentino libero dal servizio, in quel momento di passaggio nella zona.
Il militare, con grande prontezza, ha fermato la propria auto di traverso sulla statale, bloccando il traffico e garantendo la sicurezza degli automobilisti fino all’arrivo dei soccorsi.
L’intervento tempestivo del carabiniere è stato definito encomiabile: grazie al suo gesto sono stati evitati possibili incidenti o danni ai veicoli.
Resta però distrutto l’autovelox, vero o finto che fosse, che contribuiva comunque alla sicurezza stradale in un tratto spesso teatro di eccessi di velocità.
Quel dispositivo era stato installato su richiesta dell’allora prefetto di Agrigento, Maria Rita Cocciufa, e del dirigente della Polizia Stradale, Andrea Morreale, proprio per ridurre la velocità dei veicoli in un punto critico dove termina il raddoppio della SS640.
Oggi, dopo l’incendio, resta solo la carcassa annerita di quello che era diventato un simbolo di prevenzione, ma anche di dibattito tra gli automobilisti agrigentini.





























