Il tribunale di Agrigento ha concesso ad Antonio La Marca, 35 anni, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso, il permesso di uscire di casa per motivi di lavoro. L’uomo, attualmente agli arresti domiciliari, potrà recarsi tre volte a settimana presso l’officina del padre.

La decisione è stata presa dal collegio giudicante presieduto da Wilma Angela Mazzara, che ha accolto la richiesta del difensore, avvocato Salvatore Pennica.

I giudici hanno ritenuto che sussista uno stato di necessità e bisogno legato al lavoro, e che le esigenze cautelari non risultino compromesse dalla misura concessa.

La Marca è accusato di aver partecipato, nell’aprile del 2023, a pressioni e minacce contro una coppia di coniugi di Canicattì per impedire l’affitto di un magazzino destinato ad accogliere un’officina concorrente.

Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, le intimidazioni avevano lo scopo di tutelare interessi economici legati al controllo del territorio.

Il pubblico ministero della Dda, Claudio Camilleri, ha chiesto per La Marca la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione.

Nel processo è imputato anche lo zio, Antonio Maira, 75 anni, considerato un esponente di spicco della stidda, che avrebbe minacciato i coniugi con la frase: “A chi toglie il pane a mio nipote, gli tolgo la vita”.

La vicenda, seguita con attenzione dagli investigatori e dalla magistratura, si inserisce nel quadro delle indagini sul controllo mafioso delle attività economiche a Canicattì e nel comprensorio agrigentino.

Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.