Oltre cinquanta persone contemporaneamente in attesa e in trattamento al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.
Nel tardo pomeriggio, tra le 17 e le 19, il flusso non si è attenuato: secondo il sistema di rilevazione automatica dell’Asp i presenti hanno superato quota 50 e, con il passare dei minuti, la pressione sul reparto è aumentata.
Sul fronte del personale, il racconto che arriva dalle corsie è netto: «Siamo soltanto in due», lo sfogo di chi era in turno mentre le richieste di assistenza crescevano.
Insomma, passano le ore ma la situazione non migliora e nei fatti non può migliorare per problematiche di gestione: al netto dello straordinario lavoro di sanitari e infermieri, il numero dei medici in servizio è chiaramente insufficiente per affrontare l’emergenza.
«Il problema è la carenza di personale medico – ha affermato nei giorni scorsi il manager Giuseppe Capodieci –.
Due medici a turno non riescono a smaltire i pazienti in attesa. Abbiamo fatto, e stiamo facendo, quanto è nelle nostre possibilità per reclutare i medici: avvisi per il conferimento di incarichi professionali e a tempo determinato, procedure concorsuali, reclutamento di medici stranieri e di medici già in quiescenza che paghiamo 100 euro per ogni ora di lavoro.
Ma, purtroppo, trovare gli specialisti in emergenza–urgenza non è affatto semplice. E questo è un problema comune in tutta Italia.
Vorrei comunque ricordare che in via Giovanni XXIII è operativa H24 la Casa della comunità e, negli orari notturni, sono presenti il medico e l’infermiere.
Per le patologie non importanti, i cittadini possono fare riferimento alla Casa della comunità piuttosto che recarsi al pronto soccorso».
La conseguenza è l’allungamento dei tempi di attesa: le urgenze vengono trattate con precedenza secondo il triage, mentre i casi meno gravi restano in coda più a lungo.
Dal presidio agrigentino trapela la fatica di gestire una “marea” di storie, dolori e ansie nello stesso momento, con l’obiettivo di mantenere standard di sicurezza e qualità delle cure nonostante la sproporzione tra domanda e personale disponibile.
Il richiamo all’uso appropriato dei servizi territoriali e alle strutture H24 punta a decongestionare l’accesso improprio al pronto soccorso, in attesa di rinforzi strutturali e di soluzioni stabili sul fronte del reclutamento.





























