Una smentita netta dopo giorni di indiscrezioni. Siciliacque interviene pubblicamente sul contenzioso con Aica, a poche ore dalle rassicurazioni fornite il 23 agosto dalla presidente Danila Nobile sulle condizioni di cassa e sul presunto accordo per sbloccare i conti correnti.
Al centro, il debito che il sovrambito vanta nei confronti della società consortile, stimato in oltre 23 milioni di euro, e il decreto per il recupero coattivo di una quota pari a circa 2 milioni.
Nel comunicato, Siciliacque chiarisce che «non è stato raggiunto nessun accordo extragiudiziale» e che «l’unica via per la composizione resta l’esecuzione forzata in atto».
Dopo le azioni giudiziali avviate per il recupero del credito, la società ha ottenuto la provvisoria esecutorietà – limitata a circa 2 milioni di euro – con aggravio di spese legali e interessi di mora, attivando pignoramenti presso terzi in assenza di adempimenti spontanei da parte di Aica e dei soci.
Pur apprezzando il lavoro del nuovo vertice della consortile, Siciliacque segnala «gravissime situazioni debitorie note ai soci».
A stretto giro, la replica di Aica. Nobile diffonde una nota inviata a Siciliacque nella quale chiede la rettifica, sostenendo che «l’accordo per lo sblocco dei conti correnti esiste, è stato formalmente accettato da Siciliacque e trasmesso anche a Prefettura, Procura della Repubblica e Assessorato regionale all’Energia».
«Non si comprende – aggiunge – la ragione di un atteggiamento comunicativo volto a negare un accordo già agli atti delle Istituzioni».
La stessa Aica, tuttavia, evidenzia un punto ancora aperto: la quantificazione degli interessi. Secondo la consortile, nella nota del 22 agosto Siciliacque avrebbe indicato una cifra parziale di 83.585,00 euro, mentre l’importo complessivo ammonterebbe a 364.306,73 euro. Per questo, tramite il legale Stefano Polizzotto, Aica dichiara di avere riformulato in mattinata i termini della proposta conciliativa, con l’obiettivo di chiudere oggi la partita sugli interessi e, lunedì 25 agosto 2025, procedere agli adempimenti formali per la rinuncia ai pignoramenti (attestazione bancaria e mandato di pagamento). L’intesa di massima – sempre secondo Aica – prevede la definizione conciliativa del totale entro il 30 settembre 2025.
Il braccio di ferro resta dunque sul filo tra carte giudiziarie e tentativi di composizione. Da un lato, la linea del sovrambito che nega qualsiasi accordo extragiudiziale e conferma i pignoramenti in corso per la quota già esecutiva; dall’altro, la consortile che rivendica un’intesa per sbloccare i conti, chiedendo di demandare al giudice la decisione finale sulla voce interessi.
Sullo sfondo, i soci pubblici di Aica – chiamati in causa da Siciliacque per le «situazioni debitorie» – e la necessità di salvaguardare la continuità del servizio idrico, in un quadro finanziario che resta delicato e tutto da chiarire nelle prossime ore.





























