Un 47enne pregiudicato è destinatario del divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla vittima e dai luoghi da lui abitualmente frequentati, con applicazione del braccialetto elettronico per il controllo a distanza.
L’uomo è indagato, insieme alla moglie (per lei nessuna misura cautelare), per atti persecutori ai danni del suo ex legale.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, convinto di non essere stato adeguatamente assistito in un procedimento in cui era parte civile, avrebbe iniziato a molestare l’avvocato appostandosi sotto casa, cercando informazioni presso il portiere dello stabile e pronunciando frasi minacciose e violente.
Tra gli episodi contestati figurano minacce veicolate anche alla moglie del penalista, professionista tra i più noti del foro agrigentino, tramite un conoscente comune.
La Procura di Agrigento, con il pubblico ministero Maria Barbara Grazia Cifalinò, dopo le denunce del professionista — corredate da screenshot di messaggi — e le testimonianze che hanno confermato pedinamenti e minacce, ha richiesto la misura cautelare poi disposta dal gip Micaela Raimondo.
Nel fascicolo rientra anche l’invio di numerosi esposti disciplinari, ritenuti dagli investigatori pretestuosi e con finalità persecutorie, indirizzati agli organismi forensi.
Sulla vicenda è intervenuta la Camera penale di Agrigento.
Il presidente Ignazio Valenza ha espresso «ferma condanna» e «piena solidarietà» ai colleghi vittime di minacce, sottolineando la preoccupazione per il ripetersi di attacchi alla funzione difensiva e apprezzando l’adozione di misure a tutela della sicurezza.
L’indagato è da ritenersi innocente fino a sentenza definitiva.





























