Scoppia la polemica attorno ad Aica dopo i recenti messaggi pubblici della presidente Danila Nobile.
Mentre da un lato viene promesso il “pugno duro” contro gli allacci abusivi e i consumi irregolari, dall’altro si lascia intendere la possibilità di condizioni agevolate e “premialità” per chi si autodenuncia e si mette in regola.
Una linea che alimenta interrogativi: si tratta di una semplice strategia di emersione o di fatto di una sanatoria, amministrativa e penale, per chi ha sottratto acqua alla collettività?
Il dibattito nasce da due video e relative note informative diffuse dalla presidenza Aica.
Nei messaggi si ribadisce l’obbligo di rispettare la normativa nazionale e regionale, avvertendo che chi non si regolarizza “sarà segnalato alle autorità competenti” con possibili sanzioni e recupero delle somme dovute.
Contestualmente, per chi si muove prima dell’avvio delle azioni di recupero, si prospettano “condizioni” e “premialità” riservate ai collaborativi. Proprio queste parole hanno innescato le reazioni.
A intervenire è Giuseppe Riccobene di Legambiente, da anni attento al servizio idrico integrato.
Secondo l’ambientalista, i messaggi rischiano di creare confusione sul perimetro delle regole e sull’equità dei trattamenti: chi ha violato la legge dovrebbe essere soggetto ai medesimi effetti, che si tratti di scoperta durante i controlli o di autodenuncia, evitando percorsi premiali che minino la fiducia dei cittadini corretti.
Il regolamento d’utenza Aica è esplicito. Il capitolo 2.6.7, dedicato a obblighi, infrazioni e penali, prevede che in caso di manomissioni, alterazioni dei sigilli o di qualsiasi accorgimento volto a consentire un prelievo incontrollato, l’utente – o chi beneficia del prelievo – debba pagare le multe commisurate alla gravità del dolo, corrispondere l’acqua prelevata oltre la dotazione contrattuale alle tariffe vigenti e rimborsare le ulteriori spese causate dal fatto abusivo.
In altre parole, con o senza autodenuncia, restano dovuti sanzioni, conguagli e arretrati.
Resta poi il capitolo penale. La sottrazione d’acqua tramite allaccio abusivo può integrare ipotesi di reato, e per un gestore di un servizio pubblico si configura l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria.
È su questo punto che le parole della presidente Nobile – laddove si richiama l’esigenza di “evitare di andare a sbattere contro un muro” con una denuncia da cui “non si torna indietro” – vengono lette da più parti come un’apertura a gestioni “morbide” nei confronti degli irregolari che decidano di collaborare.
La questione, dunque, si gioca su un crinale delicato: incentivare l’emersione degli allacci abusivi senza trasformare la collaborazione in un condono mascherato.
Per fugare ambiguità, Aica dovrà chiarire in modo puntuale quali siano le “condizioni” e le “premialità” promesse, come si concilieranno con le penali regolamentari e con l’obbligo di denuncia, e quali garanzie di equità si offriranno agli utenti in regola che hanno sempre pagato il servizio.
In attesa di spiegazioni ufficiali, resta l’urgenza di un’azione coerente: contrasto effettivo ai furti d’acqua, recupero crediti e sanzioni dove dovute, percorsi di regolarizzazione trasparenti e non discriminatori, comunicazione istituzionale chiara.
Solo così sarà possibile coniugare legalità, sostenibilità del servizio idrico integrato e fiducia dei cittadini nell’operato del gestore.





























