Tre bossoli di arma da fuoco, un contenitore con un liquido non identificato e un mazzo di fiori fissato al muro dell’abitazione del sindaco di Ravanusa, Salvatore Pitrola.
È quanto rinvenuto nei giorni scorsi davanti alla casa del primo cittadino, che ha immediatamente denunciato l’episodio alle autorità competenti.
Un gesto grave e inquietante, sul quale sono state avviate le indagini da parte delle forze dell’ordine per accertare la natura del materiale ritrovato e risalire ai responsabili. L’ipotesi di un atto intimidatorio è al vaglio degli investigatori.
A commentare pubblicamente l’accaduto è stato lo stesso sindaco Pitrola, che sui social ha spiegato anche le ragioni del suo silenzio nei giorni successivi.
“Il mio silenzio non è debolezza, è rispetto – ha scritto – rispetto per la serenità delle persone che amo e a cui devo tutto: mia moglie, i miei figli, i miei genitori”.
Il primo cittadino ha poi rivendicato il senso del proprio impegno amministrativo: “Davanti a gesti così vili una domanda sorge spontanea: a chi dà fastidio il mio operato?
Un impegno fondato su trasparenza, legalità e rinnovamento, portato avanti esclusivamente nell’interesse della comunità. Non vivo di politica e non vivrò di politica.
Concluso questo percorso tornerò al mio lavoro e alla mia famiglia”.
Parole nette anche sul futuro: “La paura è umana, ma non può e non deve condizionare il nostro operato, né piegare la volontà di chi crede in un futuro diverso.
Se un giorno capirò che la mia comunità preferisce il grigiore al cambiamento, me ne andrò in punta di piedi, con la coscienza pulita e la schiena dritta”.
Nel suo messaggio, Pitrola ha lanciato anche un appello all’unità: “Ravanusa non ha bisogno di eroi, ma di un cammino condiviso con scuole, associazioni, comunità ecclesiastica e forze politiche sane.
Serve un cambiamento culturale profondo che non può e non deve fermarsi”.
L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di atti intimidatori che negli ultimi anni hanno coinvolto amministratori locali in diverse realtà siciliane, riaccendendo l’attenzione sul tema della sicurezza e della tutela di chi governa i territori.
Intanto, numerosi sindaci e amministratori hanno espresso solidarietà al collega di Ravanusa. Tra questi il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo:
“A nome mio personale e dell’amministrazione comunale esprimo la più ferma condanna per l’ignobile atto intimidatorio nei confronti di Salvatore Pitrola.
È un gesto vile e inaccettabile che colpisce non solo un amministratore, ma i valori di legalità e democrazia”.
“Violenza e intimidazione – ha aggiunto Corbo – non piegheranno mai chi lavora con onestà e trasparenza per il proprio territorio. Siamo al suo fianco e confidiamo nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura affinché sia fatta piena luce su questo episodio gravissimo”.





























