Ricorre oggi il 37° anniversario dell’uccisione del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, vittime della mafia il 25 settembre 1988.

Le autorità politiche, civili, militari e religiose si sono recate questa mattina al cimitero comunale di Canicattì per deporre un omaggio floreale presso la loro tomba.

Alle 10:30 è stata celebrata una messa nella Chiesa di San Diego, seguita dalla deposizione di corone presso la Stele in contrada Giulfo, lungo il vecchio tracciato della SS 640 Porto Empedocle-Caltanissetta, luogo della strage.

Il giudice Saetta, presidente della Prima sezione della Corte d’Assise d’Appello, insieme al figlio Stefano fu assassinato con 46 colpi di arma da fuoco in un agguato mafioso. La sua morte segnò profondamente la storia della giustizia italiana.

Saetta aveva condannato in appello i boss Michele e Salvatore Greco per l’attentato al giudice Rocco Chinnici e i responsabili dell’omicidio del capitano Emanuele Basile, assolti in primo grado e poi giudicati nuovamente dopo l’annullamento del processo da parte della Cassazione. Pochi giorni dopo avrebbe dovuto presiedere l’appello del maxi processo a Cosa nostra.

Consapevole del pericolo, chiese di essere trasferito in un’altra Corte d’Appello, ma la sua richiesta fu respinta: la sua figura era considerata indispensabile per equilibrio e rigore nel processo.

Oggi Canicattì e la Sicilia intera ricordano il sacrificio di un magistrato che ha pagato con la vita la sua fedeltà alla giustizia e alla verità.

Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.