Canicattì ricorda oggi il 35° anniversario dall’uccisione del giudice Rosario Angelo Livatino, il “giudice ragazzino” proclamato Beato dalla Chiesa cattolica.
Le celebrazioni, inserite nella “Settimana della Legalità”, hanno avuto inizio con la funzione religiosa nella Chiesa di San Domenico, seguita dall’omaggio floreale alla stele di Contrada Gasena, lungo la vecchia statale 640, luogo in cui il magistrato venne assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990.
Le iniziative proseguiranno nei prossimi giorni con il ricordo del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, uccisi il 25 settembre 1988, in un barbaro agguato.
L’obiettivo delle manifestazioni è tenere viva la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia e trasmettere alle nuove generazioni i valori di legalità, democrazia e impegno civile.
Il giudice Livatino, non si lasciò mai intimidire. Negli anni bui della mattanza mafiosa, la sua azione fu guidata da un forte senso di giustizia e da una profonda fede, come testimoniano i suoi appunti custoditi nelle agende.
A distanza di 35 anni, la figura di Rosario Livatino continua a rappresentare un faro per la società italiana.
Il magistrato canicattinese considerava l’accertamento della verità un dovere costituzionale ed evangelico, rimanendo fino all’ultimo giorno in prima linea nella lotta ai clan mafiosi.
Il corpo del Beato Rosario Angelo Livatino è esposto alla pubblica venerazione presso la Chiesa di Santa Chiara.





























