La sesta sezione della Corte di Cassazione ha parzialmente rivisto il verdetto relativo all’inchiesta “Sorella Sanità”, esplosa esattamente cinque anni fa e incentrata su un presunto sistema di corruzione e tangenti per l’affidamento degli appalti nella sanità pubblica regionale in Sicilia.

Un sistema che, secondo la Guardia di Finanza e la Procura, avrebbe pilotato gare pubbliche per un valore complessivo di circa 600 milioni di euro, grazie a contatti influenti e pagamenti illeciti.

La Suprema Corte ha confermato la definitività di alcune condanne, ma ha anche annullato, con rinvio, altre sentenze per cui sarà necessario celebrare un nuovo processo d’appello, rivedere le pene e valutare l’impatto della prescrizione imminente su vari capi d’imputazione.

A essere coinvolti sono nomi noti nel panorama sanitario regionale:

  • Antonino Candela, ex manager dell’Asp di Palermo e poi commissario per l’emergenza Covid, condannato in appello a 7 anni e 4 mesi (in primo grado erano 6 anni e 8 mesi);
  • Giuseppe Taibbi, ritenuto suo intermediario, la cui pena era stata aumentata a 6 anni e 2 mesi;
  • Fabio Damiani, ex manager dell’Asp di Trapani, e Salvatore Manganaro, imprenditore canicattinese a lui vicino, entrambi collaboratori di giustizia;
  • Gli imprenditori Francesco Zanzi, Roberto Sarra e Salvatore Navarra.

Particolare attenzione è rivolta proprio alla posizione di Salvatore Manganaro, che in secondo grado aveva ricevuto una condanna a 4 anni e 4 mesi, e che aveva deciso di collaborare con i magistrati assieme a Damiani.

La nuova fase giudiziaria potrebbe riscrivere parte della storia giudiziaria di uno degli scandali più gravi che ha investito la sanità pubblica siciliana, facendo luce sulle opacità negli affidamenti pubblici e sull’intreccio tra imprenditoria e politica.

Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.