Processo in corso ad Agrigento: promesse di assunzioni, documenti falsi e aziende costrette a chiudere per inseguire un sogno mai esistito
Promesse di contratti milionari per la gestione della mensa della presunta base NATO di Punta Bianca, documenti ufficiali fasulli, incontri formali dal notaio e la creazione di nuove società mai realmente operative.
È l’inquietante vicenda emersa durante un processo in corso presso il Tribunale di Agrigento, che coinvolge un gruppo di presunti truffatori accusati di aver raggirato oltre 150 persone, tra il 2020 e il 2021.
Tra le vittime, una coppia di imprenditori di Racalmuto, titolari di una storica attività di pasticceria, che hanno raccontato in aula come siano finiti sul lastrico dopo aver creduto al miraggio di un nuovo progetto imprenditoriale legato alla fantomatica base NATO.
“Abbiamo chiuso la nostra azienda, fondato una nuova società e versato 4.816 euro per l’avvio, ma era tutto falso”, hanno dichiarato i due coniugi, G.A. e M.S., durante la loro testimonianza.
Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Procura di Agrigento, a capo dell’organizzazione ci sarebbe stato L.M., 64 anni, di Favara, che si sarebbe presentato come “Cardinale vescovo di Monreale” durante gli incontri con le vittime, sfruttando un’immagine autorevole per guadagnarsi fiducia. Con lui, secondo gli inquirenti, avrebbero agito anche due fratelli di Canicattì: A.F., 59 anni, e D.F., 50 anni.
Il primo ha scelto il rito abbreviato. I tre, stando agli atti processuali, avrebbero orchestrato una rete di false promesse e documenti contraffatti del Ministero della Difesa, illudendo decine di aspiranti imprenditori, operai e fornitori.
Tra le vittime inconsapevoli figura persino un alto ufficiale dell’Esercito, il generale L.P., che sarebbe stato indicato come futuro comandante della base e, secondo gli accusati, destinatario delle somme di denaro.
Il racconto della coppia racalmutese è solo uno dei tanti emersi nel corso del dibattimento. Le vittime, molte delle quali oggi in gravi difficoltà economiche, sono state convinte non solo a investire, ma anche a reclutare manodopera per l’imminente apertura della base militare.
“Ci mostravano documenti ministeriali, facevano sopralluoghi nei nostri locali, ci assicuravano che tutto era in regola”, ha detto il legale degli imprenditori truffati, Giuseppe Lentini, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara.
A dare il via alle indagini sono state le denunce presentate da alcuni dei truffati, poi confermate da una lunga serie di intercettazioni telefoniche e ambientali.
Il processo, dopo una lunga istruttoria, riprenderà il 17 giugno con la requisitoria del pubblico ministero Annalisa Failla, seguita dalle arringhe degli avvocati difensori Calogero Meli e Paolo Ingrao.





























