È definitiva la condanna a 9 anni di reclusione per Luigi Lalomia, 79 anni, tabaccaio di Canicattì, riconosciuto colpevole di omicidio preterintenzionale per la morte del futuro consuocero, Mario Vincenzo Lauricella, 60 anni.
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso della difesa, rendendo irrevocabile la sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello di Palermo.
L’episodio affonda le radici nelle tensioni familiari legate a un matrimonio sgradito: le nozze programmate – e poi saltate – tra i figli dei due uomini avrebbero acceso contrasti sempre più aspri, sfociati nel tragico investimento.
La ricostruzione dei fatti: l’investimento nel piazzale di casa
Secondo quanto ricostruito nei vari gradi di giudizio, il 30 maggio 2021 Lalomia avrebbe raggiunto Lauricella nel piazzale dell’abitazione di quest’ultimo. Tra i due sarebbe scoppiata l’ennesima lite, degenerata in una presunta aggressione reciproca.
Alla scena avrebbe assistito anche la figlia della vittima, promessa sposa del figlio dell’imputato, che si trovava accanto al padre. La donna si sarebbe salvata solo grazie al gesto del genitore che, pochi istanti prima dell’impatto, l’avrebbe spinta via, mettendola in salvo.
Il furgone guidato da Lalomia ha invece travolto Lauricella, che riportò gravissime lesioni. L’uomo è deceduto il 16 luglio 2021, circa un mese e mezzo dopo l’investimento, in seguito alle complicazioni derivate dalle ferite subite.
Le valutazioni dei giudici e la riduzione di pena in appello
In primo grado Lalomia era stato condannato a 14 anni e 6 mesi di reclusione. In appello, la Corte d’assise d’appello di Palermo aveva disposto una perizia tecnica che aveva ipotizzato una reazione d’istinto dell’imputato, forse in seguito a un’aggressione con un bastone.
I giudici di secondo grado avevano escluso le aggravanti dei futili motivi e dell’aver agito approfittando di circostanze tali da ostacolare la privata difesa, riconoscendo che Lalomia non avesse avuto l’intenzione di uccidere. La pena era stata così ridotta a 9 anni per omicidio preterintenzionale.
Il ricorso in Cassazione e la decisione definitiva
Gli avvocati difensori, Calogero Meli e Raffaele Barra, avevano presentato ricorso in Cassazione chiedendo un’ulteriore riduzione della pena o, in subordine, l’assoluzione, sostenendo che l’imputato avesse agito in “legittima difesa”.
La Suprema Corte ha però respinto il ricorso, confermando integralmente la decisione della Corte d’assise d’appello.
La condanna per omicidio preterintenzionale a carico di Luigi Lalomia diventa dunque definitiva, chiudendo il lungo iter giudiziario su una vicenda nata da un conflitto familiare e finita in tragedia.





























