Un processo lampo, soprattutto per i tempi della giustizia civile, ha portato alla condanna di due strutture sanitarie private catanesi per la morte di un uomo deceduto nel dicembre 2017 a causa di una grave complicanza post-operatoria.

La Corte d’Appello ha disposto un risarcimento complessivo superiore a 1,2 milioni di euro in favore della vedova, dei figli e dei nipoti della vittima.

La vicenda: il peggioramento e la morte dopo l’intervento

La storia ha inizio quando il paziente, identificato con il nome di fantasia Franco, si sottopone a un intervento per la chiusura di un’ileostomia intestinale in una clinica privata di Catania.

Subito dopo l’operazione, però, insorge un blocco intestinale che determina un rapido peggioramento delle sue condizioni.

Il paziente viene trasferito d’urgenza nella terapia intensiva di un’altra struttura sanitaria, ma il 13 dicembre 2017 muore.

La famiglia, convinta della possibile presenza di responsabilità sanitarie, si rivolge a Giustizia srl, società che opera nella gestione dei crediti risarcitori, e allo Studio legale Seminara & Associati.

La prima sentenza: 500 mila euro riconosciuti ma dimezzati per le condizioni pregresse

Nel procedimento di primo grado, il Tribunale civile dispone una consulenza tecnica che accerta una responsabilità della prima struttura sanitaria: secondo il consulente, vi sarebbe stato un ritardo nell’esecuzione della TAC, ritenuto determinante nel peggioramento del quadro clinico.

Il Tribunale liquida circa 500 mila euro alla famiglia, applicando però un dimezzamento dell’importo in ragione delle condizioni di salute già compromesse del paziente.

Il ricorso e la svolta in appello

La clinica condannata presenta ricorso, sostenendo di non avere alcuna responsabilità nella morte del paziente. Parallelamente, i familiari della vittima chiedono una rivalutazione dell’importo risarcitorio.

La Corte d’Appello civile di Catania rigetta il ricorso della struttura sanitaria e accoglie quello degli eredi, rappresentati dagli avvocati Seminara e Gagliano.

I giudici eliminano il dimezzamento del danno, ritenendo non provato che le condizioni di salute pregresse avrebbero compromesso in modo significativo la qualità della vita affettiva del paziente con i suoi congiunti.

Secondo quanto spiegano i legali, la Corte ha ritenuto pienamente valido il diritto al risarcimento integrale, portando così l’importo complessivo a oltre 1.200.000 euro.

Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.