La Consulta di AICA ha reiterato la richiesta di un incontro con il presidente Di Bennardo, il Consiglio di amministrazione e il direttore generale, dopo la precedente missiva del 10 agosto 2025.
Secondo la Consulta, il confronto tra gli organi statutari è un dovere previsto dallo statuto e non può dipendere da simpatie o antipatie personali.
L’organismo civico afferma di condividere con la presidenza AICA l’impegno per Verità, Giustizia e Trasparenza, ma attende un riscontro celere e risposte puntuali ai chiarimenti già inviati.
Nella lettera si evidenzia che l’attivismo della presidente del CdA Danila Nobile ha acceso il dibattito pubblico, polarizzando toni e giudizi.
La Consulta, che dichiara di non appartenere ad alcuno schieramento, rimette ogni valutazione all’esito dei risultati, richiamando però il rigoroso rispetto delle regole statutarie: distinzione dei ruoli tra presidente, CdA, direttore generale e assemblea dei soci, nonché l’indispensabile raccordo con l’ATI per gli indirizzi strategici del Servizio Idrico Integrato.
Capitolo trasparenza: la Consulta sollecita la pubblicazione del bilancio consuntivo 2024, dei bilanci previsionali e la definizione del piano di risanamento aziendale, elaborato da CdA, direttore generale e collegio dei revisori in coerenza con gli indirizzi dell’assemblea dei soci.
Ogni iniziativa economica, si legge, deve essere condivisa e approvata dall’ATI; in difetto, sarebbe da considerarsi illegittima.
Sul fronte regolatorio, la Consulta richiama due criticità che graverebbero sulla tenuta finanziaria del gestore. La prima riguarda le sanzioni ARERA per il mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità del servizio nel biennio 2022/2023, per un totale di circa 2,7 milioni di euro.
La seconda è il richiamo della Corte dei Conti all’ATI per la mancata trasmissione della documentazione utile alla corretta definizione tariffaria: un vulnus che potrebbe indurre ARERA a ridurre il moltiplicatore TETA a 0,9 (oggi superiore a 1), con effetti potenzialmente disastrosi sui conti del gestore.
Per la Consulta, le responsabilità sarebbero in capo all’ATI per la carenza documentale o per l’insufficiente controllo su AICA.
Il documento insiste sui “nodi strutturali” da sciogliere per evitare false speranze e aggravare danni erariali: rapporto con il sovrambito Siciliacque; cessione di reti, infrastrutture e utenze di Voltano e Tre Sorgenti; trasferimento del servizio nei comuni di Palma e Camastra; cessione delle fonti idriche dei comuni salvaguardati ex art. 147, come previsto dall’art. 144 del d.lgs. 152/2006, con la contestuale verifica dei requisiti delle salvaguardie.
Una volta ripristinate le corrette condizioni di legittimità per ATI e AICA, la Consulta sollecita la definizione di un programma infrastrutturale serio e prioritario, al riparo da condizionamenti politici.
Due i cantieri interni considerati urgenti. Primo: un piano organico di riorganizzazione aziendale che valorizzi le competenze presenti in AICA, premi il merito e disincentivi condotte inadeguate.
Secondo: la risoluzione delle criticità del software gestionale per tariffazione, bollette e fatturazione, ritenuto meno efficiente del precedente e indicato come possibile causa dei ritardi nell’erogazione del bonus idrico sin dal 2022, con ricadute negative su bilanci e utenti aventi diritto.
La Consulta conclude rinnovando la disponibilità a un confronto costruttivo con presidente Di Bennardo, CdA e direzione generale, con l’obiettivo di contribuire al risanamento aziendale e alla gestione sostenibile del Servizio Idrico Integrato nel territorio. A firmare la richiesta è il presidente della Consulta AICA, Alvise Gangarossa.





























