Si allarga l’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta che coinvolge l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, il deputato regionale Carmelo Pace e altri esponenti politici e istituzionali.
Tra i nuovi indagati figurano una dirigente regionale e un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, entrambi accusati di aver fornito informazioni riservate e documentazione utile per agevolare soggetti legati a bandi pubblici.
Secondo la Procura di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia, la dirigente generale del Dipartimento della Famiglia e delle Politiche sociali, Maria Letizia Di Liberti, già coinvolta nel caso dei presunti dati falsi sui contagi Covid, avrebbe consegnato a Cuffaro e a Vito Raso, suo storico segretario e funzionario dell’assessorato regionale, documenti interni relativi a gare e finanziamenti regionali.
Quegli atti sarebbero poi stati messi a disposizione di soggetti interessati, consentendo loro di ottenere un vantaggio indebito rispetto ai concorrenti.
A emergere dalle intercettazioni anche il nome di S.P., tenente colonnello dei carabinieri in servizio al Comando Legione di Palermo.
L’ufficiale, secondo l’accusa, avrebbe avvertito Totò Cuffaro e il capogruppo della Dc all’Ars Carmelo Pace delle indagini in corso a loro carico, interferendo così con l’attività investigativa.
La dirigente Di Liberti non è nuova alle cronache giudiziarie: nel 2022 era finita ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta che aveva travolto l’allora assessore alla Salute Ruggero Razza per la presunta manipolazione dei dati sulla pandemia.
L’attuale indagine, condotta dal Ros dei Carabinieri, è nata nel 2023 da verifiche su presunte irregolarità nel servizio di trasporto pubblico regionale, in particolare quello gestito dalla società Sais.
Durante le attività tecniche sarebbero emerse conversazioni che hanno portato gli inquirenti a estendere il raggio d’azione fino al fratello di Totò Cuffaro, Giuseppe, amministratore unico della “Cuffaro Tours srl”.
Con gli ultimi sviluppi, il numero complessivo degli indagati sale a 20, in un’inchiesta che sta scuotendo profondamente il panorama politico siciliano.





























