Si presenta in ospedale con forti dolori al petto, viene sottoposta a un intervento mini-invasivo al cuore, ma finisce per riportare gravi danni permanenti.
Al centro del caso giudiziario, una donna agrigentina che ha citato in giudizio l’Asp chiedendo un risarcimento danni di oltre 850mila euro per le presunte conseguenze invalidanti subite a seguito di un’angioplastica coronarica percutanea.
I fatti risalgono al 2014. La paziente si era rivolta al pronto soccorso di un ospedale del territorio – il cui nome non è stato reso pubblico dall’Azienda sanitaria – lamentando un persistente dolore toracico.
I sanitari avevano quindi deciso di sottoporla a un intervento di angioplastica, una procedura considerata di routine, che prevede l’inserimento di un catetere nelle arterie coronarie per ripristinare il flusso sanguigno.
Tuttavia, secondo la versione fornita dalla paziente e dai suoi legali, l’intervento avrebbe provocato danni permanenti tali da compromettere in modo significativo la qualità della sua vita.
Dopo aver visto respinta la richiesta di risarcimento in primo grado dal Tribunale di Agrigento, la donna ha deciso di ricorrere in Appello, dando avvio a un nuovo capitolo della controversia giudiziaria.
Dal canto suo, l’Asp di Agrigento, fin dal primo momento, ha rigettato ogni addebito, sostenendo la correttezza dell’operato medico e difendendosi in entrambe le sedi giudiziarie.
Il procedimento è tuttora in corso e il caso potrebbe diventare un riferimento rilevante in tema di responsabilità sanitaria e risarcimento del danno da intervento medico.































