La borsetta ritrovata nel vallone non apparteneva a Marianna Bello.
I familiari hanno smentito categoricamente l’appartenenza dell’oggetto, rivelatosi uno dei tanti rifiuti abbandonati nelle campagne tra Favara e Agrigento.
Poco dopo, però, è stato riconosciuto come suo un portafogli recuperato nella stessa area, contenente la foto di uno dei tre figli.
Il ritrovamento ha riacceso la speranza ma anche l’angoscia della comunità, che da giorni segue con apprensione l’evolversi delle ricerche.
Nel corso della giornata è stata individuata anche una scarpa, riconosciuta da alcuni familiari come appartenente alla donna.
Il rinvenimento è avvenuto lungo il vallone che conduce al depuratore, dove vigili del fuoco e Protezione civile stanno operando con escavatori e idrovore per rimuovere fango e acqua.
Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta.
I sommozzatori dei vigili del fuoco stanno ispezionando il canalone che da piazza Indipendenza a Favara arriva fino al fiume Naro, già controllato senza esito immediatamente dopo l’alluvione.
Ora verrà dragato il fondo, coperto da uno spesso strato di fanghiglia che potrebbe celare ulteriori elementi utili.
Sul posto sono presenti il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, il questore Tommaso Palumbo e il sindaco di Favara, Antonio Palumbo, che sta seguendo da vicino le operazioni.
L’elicottero dei vigili del fuoco continua a sorvolare l’area a bassa quota, mentre numerosi volontari, amici e concittadini partecipano attivamente alle ricerche.
Le attività si estendono anche nella zona del Villaggio Mosè, con l’obiettivo di non lasciare alcuna area inesplorata nella speranza di ritrovare la 38enne dispersa.





























