Utilizzavano provette e reagenti in vitro scaduti per eseguire analisi di laboratorio, pur ottenendo regolarmente il rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale.

Inoltre, avrebbero omesso la corretta gestione dei registri relativi all’utilizzo di materiali radioattivi, obbligatori per legge. Per questi motivi, i responsabili di un centro medico di Agrigento, convenzionato sono stati condannati per frode in concorso, con sentenza confermata sia in primo grado che in Appello.

Il procedimento penale è iniziato nel 2019 e ha coinvolto i rappresentanti legali del centro analisi e il direttore tecnico del settore di medicina di laboratorio.

L’accusa ha contestato loro l’utilizzo illecito di materiali non idonei e la mancata registrazione delle attività diagnostiche che prevedevano l’impiego di radiazioni ionizzanti, con l’aggravante della recidiva quinquennale.

Fin dalla prima udienza, l’ASP di riferimento si è costituita parte civile, ottenendo il riconoscimento del danno subito. I soggetti condannati sono stati inoltre obbligati al pagamento delle spese legali.

Ora, gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo una parziale riformulazione della sentenza, nel tentativo di ottenere una riduzione delle sanzioni economiche e del risarcimento nei confronti dell’azienda sanitaria.

L’inchiesta rappresenta un caso emblematico di malpractice sanitaria con conseguenze penali, civili e amministrative, e riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e trasparenza nelle strutture convenzionate.

Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.