Non luogo a procedere per tutti gli imputati.
Il gup del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, ha dichiarato il proscioglimento perché il fatto non sussiste nel procedimento che ipotizzava un presunto sistema corruttivo legato all’Irfis, la finanziaria regionale che sostiene piccole e medie imprese siciliane.
A beneficiare della decisione sono stati:
Paolo Minafò, funzionario Irfis;
Antonio Vetro, consulente del lavoro di Favara;
Giovanni Chianetta, amministratore dell’omonima società;
Francesco Iacolino, amministratore Soitek;
Angelo Incorvaia e Valerio Peritore, amministratori della Omnia.
Secondo la Procura di Palermo – che aveva chiesto il rinvio a giudizio – le presunte dazioni di denaro sarebbero state occultate sotto forma di consulenze al fine di ottenere finanziamenti pubblici. Si trattava di contestazioni riferite al periodo compreso tra il 2014 e il 2015.
Il giudice ha però ritenuto inutilizzabili alcune intercettazioni disposte durante la fase investigativa. Le difese, rappresentate dagli avvocati Gioacchino Genchi, Salvatore Cusumano, Antonino Gaziano, Francesco Gibilaro e Rocco Gullo, hanno evidenziato come le captazioni fossero state prorogate senza l’autorizzazione del gip o eseguite oltre i termini previsti. Saranno ora le motivazioni della sentenza a chiarire i dettagli giuridici della decisione.
L’indagine costituiva una diramazione dell’operazione “Giano Bifronte”, condotta nel 2017 dalla Guardia di Finanza di Agrigento, che ipotizzava il reato di corruzione aggravata in concorso. Per la giustizia, la ricostruzione accusatoria non ha superato il vaglio dell’udienza preliminare.
Resta fermo il principio di presunzione d’innocenza: le condotte oggetto d’indagine non sono state ritenute penalmente rilevanti.





























