All’alba di giovedì 10 luglio 2025, i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, in sinergia con i reparti speciali dei Cacciatori di Sicilia e le unità cinofile di Palermo e Nicolosi, hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 13 soggetti ritenuti affiliati o contigui a Cosa Nostra. Il decreto è stato emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Palermo nell’ambito di una maxi inchiesta antimafia.
Le città coinvolte
I blitz sono scattati in diversi comuni della provincia di Agrigento – Favara, Canicattì, Porto Empedocle e Agrigento stessa – e a San Cataldo, nel Nisseno.
Cinque dei fermati erano già ristretti in carcere, ma continuavano a impartire ordini grazie a dispositivi mobili utilizzati illegalmente dietro le sbarre. Secondo le indagini, i fermati erano parte attiva di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, cocaina e hashish in particolare, con l’aggravante del metodo mafioso.
Collegamenti tra carcere e clan mafiosi
Le indagini sono la prosecuzione dell’operazione del 14 gennaio 2025, che aveva portato a 48 arresti e svelato la struttura mafiosa operante a Porto Empedocle e nel quartiere Villaseta di Agrigento, facendo emergere i nomi di Fabrizio Messina e Pietro Capraro come presunti capi.
L’attività investigativa ha svelato contatti costanti tra detenuti e affiliati liberi, con la gestione diretta del traffico di droga dal carcere, tramite smartphone e comunicazioni illecite.
Un ruolo centrale è stato attribuito a James Burgio, già detenuto ad Augusta, ritenuto promotore di una rete criminale autonoma e in rapporti diretti con capi clan del calibro di Capraro e Gaetano Licata. Le prove sono emerse dall’analisi forense del cellulare sequestrato a Burgio nel dicembre 2024.
Raffiche di kalashnikov e intimidazioni: il lato violento dell’organizzazione
L’associazione è accusata anche di numerosi atti intimidatori a scopo estorsivo, tra cui:
- Sparatorie contro abitazioni e attività commerciali ad Agrigento, Porto Empedocle e Raffadali;
- Incendi dolosi di auto riconducibili a imprenditori e spacciatori non autorizzati;
- Intimidazioni armate con uso di armi da guerra, tra cui un kalashnikov AK-47.
Un episodio emblematico è quello di dicembre 2024, quando una rivendita di frutta di Agrigento e un panificio di Porto Empedocle furono bersaglio di raffiche di arma da guerra.
Arresti e sequestri: armi, droga e denaro in contante
Durante le perquisizioni domiciliari e personali sono stati rinvenuti:
- Un fucile mitragliatore kalashnikov con due caricatori, nascosto in un casolare riconducibile a uno degli indagati;
- 16 panetti di hashish confezionati in cellophane;
- Oltre 42.000 euro in contanti in possesso di tre diversi indagati;
- Due caschi e un giubbotto antiproiettile, a conferma della natura paramilitare dell’organizzazione.
Tutti i fermati sono stati trasferiti nelle case circondariali di Agrigento, Palermo, Sciacca e Caltanissetta.
Indagini ancora in corso
Le indagini, coordinate dalla DDA di Palermo e condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Agrigento, proseguono senza sosta.
Va precisato che, in virtù del principio di presunzione di innocenza, le responsabilità degli indagati saranno accertate solo al termine del processo.































