Una lunga battaglia legale per ottenere giustizia dopo anni di sacrifici e turni di lavoro estenuanti. Un medico, già in servizio presso l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Agrigento, ha avviato una richiesta di risarcimento per danni morali e usura psicofisica provocati da un carico lavorativo fuori da ogni norma.
Secondo quanto ricostruito, il professionista sarebbe stato costretto, tra il 1998 e il 2004, a prestare servizio quasi continuativo tra turni ordinari e reperibilità senza la possibilità di usufruire del dovuto riposo.
Al momento del pensionamento, avrebbe accumulato ben 52 giorni di ferie non godute, simbolo di una gestione del personale discutibile e potenzialmente lesiva.
Il Tribunale, in una prima fase, aveva riconosciuto al medico un risarcimento di oltre 30mila euro, ma la vicenda non si è fermata lì.
Nel frattempo, l’uomo è deceduto, e a portare avanti la battaglia legale sono stati i suoi eredi, che hanno impugnato la sentenza chiedendo un indennizzo più congruo, quantificato in circa 90mila euro.
A costituirsi in giudizio è stata anche l’ASP di Agrigento, che ha negato qualsiasi responsabilità diretta, respingendo ogni ipotesi di malagestione o abuso del personale. L’azienda sanitaria ha infatti chiesto alla Corte d’Appello di rigettare integralmente la richiesta di risarcimento.
Adesso, la parola finale spetta proprio ai giudici d’appello, che dovranno valutare se quanto subito dal medico, in termini di stress lavorativo, deprivazione del riposo e danni alla salute, possa costituire motivo per un indennizzo maggiore.
La vicenda accende nuovamente i riflettori sulle condizioni di lavoro nella sanità pubblica, e in particolare su quelle dei medici, spesso sottoposti a carichi insostenibili in un sistema che fatica a garantire i diritti fondamentali dei lavoratori.































