La nostra redazione ha ricevuto una lunga e accorata lettera da Giuseppe, padre separato e cittadino esasperato, che da oltre 27 mesi combatte una logorante battaglia legale e umana per poter vedere sua figlia.
Una testimonianza che, nel rispetto della privacy della minore, pubblichiamo in forma sintetica per dare voce a un grido di dolore che accomuna tante famiglie italiane.
Giuseppe parla di un sistema fallace e autoreferenziale, in cui servizi sociali, enti sanitari e tribunali operano in una sorta di “zona franca”, privi di controllo effettivo e senza responsabilità.
Secondo la sua esperienza, chiunque provi a denunciare disservizi o chiedere chiarimenti viene rapidamente etichettato come “non collaborativo”, finendo intrappolato in un perverso circolo vizioso.
“Non esiste possibilità di difesa per un genitore incastrato in questa rete – scrive – i tribunali delegano tutto ai servizi sociali, che spesso ignorano prove, documenti, audio e testimonianze. Il risultato è un danno irreparabile ai legami affettivi.”
La gestione degli incontri protetti viene descritta come disastrosa: ambienti angusti, continui rinvii, personale inesperto, relazioni redatte da tirocinanti, assenza di valutazioni psicologiche accurate.
L’aspetto più inquietante, secondo Giuseppe, è il totale disinteresse delle istituzioni nei confronti del cambiamento comportamentale osservabile nella bambina, quando si trova in un contesto diverso.
“Si continua a parlare di neutralità, ma il risultato è solo immobilismo. Nessuno approfondisce, nessuno valuta: si preferisce non agire piuttosto che assumersi responsabilità.”
Giuseppe racconta di aver sporto denuncia contro 13 soggetti tra psicologi, operatori e dirigenti scolastici. Ogni fase è stata documentata con video, registrazioni, fotografie e relazioni, tutte regolarmente ignorate dai tribunali.
Da questa esperienza è nata una pagina Facebook dal titolo “Disservizi Sociali – Contro gli abusi di chi si crede intoccabile”, preludio alla creazione di un’associazione nazionale.
Il suo non è un caso isolato. Il 31 luglio a Torino si terrà la Giornata nazionale dei bambini strappati, un evento simbolico che riunisce famiglie, associazioni e attivisti impegnati in una battaglia civile sempre più diffusa.
Giuseppe, che è anche speaker radiofonico e operatore media, ha annunciato la volontà di dare ampia risonanza al problema attraverso interviste, articoli, dirette e sit-in.
“Questa non è più solo la mia storia – conclude – ma quella di tante famiglie distrutte da istituzioni cieche e sorde. Quando si parla di bambini, ogni leggerezza lascia ferite profonde. È ora di rompere il silenzio.”





























