Muore dopo essersi rivolto alle cure dell’ospedale San Giovanni di Dio, la famiglia chiede oltre un milione e mezzo di euro di risarcimento danni. L’Asp, però, rigetta ogni addebito, sostenendo che il decesso sarebbe stato causato da un errore dello stesso paziente.
La drammatica vicenda, già oggetto di un’inchiesta penale che coinvolge diversi medici e che ha portato all’esecuzione dell’autopsia sul corpo del defunto, ora approda anche davanti al tribunale civile.
Gli eredi dell’uomo, che lo scorso anno si era presentato al pronto soccorso del capoluogo per un peggioramento delle proprie condizioni di salute, hanno infatti avviato un’azione di risarcimento milionaria.
Purtroppo, per il paziente si è trattato di un viaggio di sola andata. Il decesso ha spinto i familiari a rivolgersi alla giustizia per ottenere giustizia e un risarcimento economico.
L’Azienda Sanitaria Provinciale, nella sua memoria difensiva, si è costituita in giudizio affermando che il decesso sarebbe riconducibile a una scelta errata dello stesso paziente.
In particolare, l’uomo, “nonostante fosse stata disposta la sospensione del farmaco Clopidogrel”, avrebbe “erroneamente assunto una dose”, come spiegato dall’Asp.
Il Clopidogrel è un antiaggregante piastrinico usato per prevenire la formazione di coaguli di sangue. Assumerlo impropriamente, ad esempio in presenza di un’emorragia, può provocare gravi complicanze, fino alla morte.
Sempre secondo quanto dichiarato dall’Asp, “dalla relazione pervenuta dalla direzione sanitaria non sono emersi elementi di responsabilità a carico dei sanitari”. La partita, dunque, si giocherà in tribunale, dove le due versioni contrapposte saranno sottoposte al vaglio dei giudici.































