Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Claudio Camilleri, ha chiesto un nuovo rinvio a giudizio per Alessandro Mandracchia, 48 anni, netturbino agrigentino accusato di essere l’armiere del clan mafioso di Villaseta.

La sua posizione era stata stralciata dal procedimento principale, che coinvolge 52 imputati tra presunti affiliati e trafficanti di droga dei gruppi criminali di Villaseta e Porto Empedocle, a causa della mancata notifica di un avviso al suo legale, l’avvocato Salvatore Cusumano. L’udienza preliminare davanti al gup di Palermo, Lorenzo Chiaramonte, è stata fissata per il 4 dicembre.

Mandracchia era stato arrestato il 21 dicembre scorso, dopo che i carabinieri avevano rinvenuto un vero e proprio arsenale nascosto sotto terra, davanti alla sua abitazione di contrada Fondacazzo.

Tra le armi sequestrate figuravano una pistola mitragliatrice calibro 9, tre revolver di diverso calibro, una penna-pistola, numerose munizioni e una bomba a mano, poi fatta brillare dagli artificieri. Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe custodito quell’arsenale per conto del clan di Villaseta.

Il nome di Mandracchia era già emerso il 24 novembre precedente, quando fu fermato insieme a Guido Vasile durante un posto di blocco mentre trasportava 120 mila euro in contanti.

Per quell’episodio è accusato anche di riciclaggio aggravato, poiché avrebbe tentato di occultare la provenienza del denaro. L’indagato ha sempre negato ogni responsabilità, sostenendo di aver trovato i soldi in un’aiuola mentre era al lavoro.

Sul fronte giudiziario, il tribunale del riesame di Palermo aveva già confermato la misura cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza.

Mandracchia continua comunque a dichiararsi estraneo ai fatti, affermando di non avere alcuna conoscenza delle armi ritrovate davanti alla sua abitazione.

L’inchiesta complessiva, articolata in quattro operazioni, coinvolge decine di presunti membri delle cosche di Villaseta e Porto Empedocle e ruota attorno a un vasto traffico di droga, oltre che a una rete di estorsioni e intimidazioni che avrebbe garantito il controllo capillare del territorio.

Nelle prossime ore è atteso il primo verdetto dell’udienza preliminare, passaggio chiave per l’evoluzione del procedimento.

Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.