Sarà discusso il 18 novembre, davanti ai giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione, il ricorso presentato dalla difesa di Luigi Lalomia, 79 anni, tabaccaio di Canicattì, condannato in appello a nove anni di reclusione per l’omicidio del futuro consuocero Mario Vincenzo Lauricella, 60 anni.
L’uomo morì in seguito a un investimento avvenuto il 30 maggio 2021, episodio che avrebbe avuto origine da contrasti legati al matrimonio tra i rispettivi figli.
La Corte d’assise d’appello di Palermo, accogliendo parzialmente le tesi difensive dell’avvocato Calogero Meli, aveva ridotto la pena inflitta in primo grado – 14 anni e 6 mesi – escludendo le aggravanti dei futili motivi e dell’aver agito approfittando di circostanze tali da ostacolare la privata difesa.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Lalomia avrebbe investito Lauricella con un furgone dopo una lite avvenuta nei pressi dell’abitazione della vittima.
In quei momenti drammatici era presente anche la figlia di Lauricella, promessa sposa del figlio dell’imputato, che sarebbe stata salvata dal padre quando l’uomo la spinse via poco prima dell’impatto.
Una perizia tecnica disposta in appello ha però introdotto nuovi elementi, ipotizzando che Lalomia possa aver agito dopo essere stato aggredito e che la manovra del furgone sia stata una reazione istintiva per allontanarsi.
Mario Vincenzo Lauricella morì il 16 luglio 2021, circa un mese e mezzo dopo l’investimento.
La decisione della Corte di Cassazione sarà dunque determinante per definire in via definitiva una vicenda che, per la sua drammaticità e per i legami familiari coinvolti, ha profondamente scosso la comunità di Canicattì.





























