Una donna, dopo un primo accesso all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento nel 2015 per una tumefazione all’anca operata, fu trasferita all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bagheria, dove le venne diagnosticata un’osteomielite da Enterococcus faecalis.
Sottoposta alla rimozione del chiodo endomidollare, sviluppò un’infezione del sito chirurgico con stato settico, turbe della coagulazione e insufficienza epatica acuta.
Le condizioni critiche resero necessario il trasferimento d’urgenza all’ospedale Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo, da cui fu dimessa dopo una settimana per la scarsa risposta alle terapie; cinque giorni più tardi la paziente morì.
I familiari citarono in giudizio le strutture sanitarie coinvolte, contestando condotte colpose e chiedendo oltre 700 mila euro.
Con sentenza, il Tribunale di Palermo ha condannato in solido l’ASP di Agrigento (40%), l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, cui fa capo la struttura di Bagheria (30%), e l’Arnas Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo (30%) al pagamento complessivo di 337.586 euro.
La ripartizione equivale, in via percentuale, a 135.034 € per l’ASP e 101.276 € ciascuno per Rizzoli e Arnas; l’ASP ha già impegnato la propria quota.
La decisione arriva a dieci anni dai fatti e riconosce agli eredi il risarcimento per la morte conseguente a infezione post-operatoria; restano ferme le ordinarie facoltà di impugnazione delle parti.





























