È diventata definitiva la condanna per sei cittadini tunisini, arrestati nell’agosto del 2023 con l’accusa di aver compiuto atti di pirateria in acque internazionali, ai danni di un gruppo di migranti.
La Corte di Cassazione, accogliendo le tesi difensive, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Agrigento, rendendo la sentenza irrevocabile.
I sei imputati facevano parte dell’equipaggio del peschereccio “Zohra” e sono stati condannati a 4 anni e 2 mesi di reclusione ciascuno.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero bloccato un barchino in ferro con a bordo 49 migranti, derubando gli occupanti del motore del natante e del denaro in loro possesso.
Le indagini erano scattate a seguito della denuncia delle vittime dopo lo sbarco. Il pubblico ministero Elettra Consoli aveva inizialmente richiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi, contestando anche l’aggravante del ruolo di comando rivestito dagli imputati e l’esclusione delle attenuanti generiche.
Tuttavia, la Cassazione ha respinto le doglianze della Procura, sostenute anche dal Procuratore Generale della Suprema Corte, che aveva chiesto il rigetto del ricorso.
La difesa – affidata agli avvocati Alberto Seggio, Diego Giarratana, Roberto Maiorini, Riccardo Gueli, Enrica Giummarra, Giorgio Terranova e Fufi Endrit – ha convinto i giudici, che non solo hanno rigettato la richiesta della Procura, ma hanno anche sancito l’inammissibilità del ricorso.
La condanna, già ridotta per via del rito abbreviato concesso dal Gup di Agrigento Giuseppe Miceli, subirà un’ulteriore diminuzione di un sesto, in applicazione della riforma Cartabia, che prevede lo sconto nei casi in cui la difesa non presenti appello.































