Un pescivendolo di 31 anni residente a Porto Empedocle è stato assolto dal Tribunale di Agrigento dopo essere finito a processo con l’accusa di aver nascosto 89 fatture per un importo complessivo di circa 17.000 euro al fine di ottenere il Reddito di Cittadinanza in modo fraudolento.
I fatti risalgono al novembre 2020, periodo in cui l’uomo presentò domanda per accedere al sussidio statale riservato alle fasce economicamente più deboli, omettendo però di dichiarare una parte dei propri guadagni derivanti dalla sua attività commerciale.
Durante gli accertamenti fiscali condotti dalla Guardia di Finanza e dagli organi competenti, è emerso che il 31enne avrebbe occultato sistematicamente gli incassi provenienti da transazioni regolarmente fatturate dai suoi fornitori.
L’obiettivo, secondo l’accusa, era quello di risultare in possesso dei requisiti economici per l’accesso al beneficio, oggi abolito e sostituito dall’Assegno di Inclusione.
Tuttavia, il giudice Fulvia Veneziano, presidente del collegio monocratico presso il Tribunale di Agrigento, ha disposto l’assoluzione con formula piena, accogliendo le argomentazioni presentate dall’avvocato difensore Luigi Troja. Secondo la tesi difensiva, sebbene fosse evidente la non veridicità della dichiarazione, la Procura non ha dimostrato con certezza che il pescivendolo non possedesse realmente i requisiti economici per beneficiare del Reddito di Cittadinanza.
“In assenza di una prova certa sulla reale situazione reddituale del mio assistito – ha dichiarato il legale – non si configura alcun reato penalmente rilevante, pur in presenza di una dichiarazione mendace”.
Il caso si chiude dunque con l’assoluzione dell’imputato, ma solleva ancora una volta dubbi sull’efficacia dei controlli e sulla gestione del Reddito di Cittadinanza, uno degli strumenti di welfare più controversi degli ultimi anni.





























