L’Ufficio scolastico regionale ha disposto la revoca della parità scolastica per l’istituto “G. Marconi” di Agrigento, al termine di un’ispezione che ha evidenziato ripetute violazioni su sicurezza, gestione del personale e tenuta dei registri.
Il provvedimento riguarda l’Istituto tecnico economico (indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing – Sistemi informativi aziendali) e il Liceo scientifico, entrambi con sede in via Basile, che avevano ottenuto la parità nel 2016. La verifica è stata svolta a marzo; i decreti sono stati firmati a inizio agosto.
Secondo gli ispettori, i locali non risultano conformi ai requisiti di sicurezza: assenza del piano di emergenza ed evacuazione, mancato aggiornamento del personale addetto a prevenzione incendi ed emergenze, mancanza dei verbali delle prove di evacuazione, assenza delle dichiarazioni di conformità degli impianti elettrici e dei dispositivi contro le scariche atmosferiche.
È stata inoltre rilevata una carenza di laboratori adeguatamente attrezzati per l’insegnamento. Tali inadempienze, si precisa, non possono essere sanate gradualmente poiché i requisiti devono essere sempre presenti.
Sul fronte contrattuale e contributivo sono state contestate “gravi irregolarità”: alcuni docenti non sarebbero stati retribuiti, altri avrebbero ricevuto somme esigue in forma di forfait saltuario.
Il gestore avrebbe inoltre dichiarato pagamenti in contanti, privi di tracciabilità, in contrasto con le normative fiscali e contributive vigenti. L’istituto risulta anche esposto verso l’Inps, con una posizione debitoria superiore a 116 mila euro al 9 febbraio 2024.
Le criticità riguardano anche la gestione amministrativa e didattica. Durante le ispezioni è stata accertata la mancata, incompleta o tardiva compilazione dei registri di classe e dei registri personali di 35 docenti, condizione che rende impossibile monitorare in modo attendibile attività didattiche e presenze degli studenti.
Irregolarità sono emerse pure nella tenuta del registro di protocollo.
Le controdeduzioni presentate dalla società che gestisce gli istituti non sono state ritenute idonee a superare le criticità evidenziate. La conferma dell’uso di pagamenti in contanti, sottolineano gli ispettori, aggrava il quadro e testimonia una carenza di trasparenza gestionale.
Il decreto prevede che la revoca della parità diventi operativa al termine dell’anno scolastico 2024/2025: l’anno in corso è quindi salvo, così da consentire a famiglie e studenti di completare il percorso già avviato senza interruzioni.
Restano tuttavia in capo al gestore gli obblighi di sicurezza e regolarità gestionale fino alla conclusione dell’anno.
L’istituto potrà proporre ricorso al Tar o nelle altre sedi competenti. In caso di esito favorevole, la decisione potrà essere sospesa o annullata; in caso contrario, dalla fine del 2024/2025 la scuola perderà lo status di paritaria, con effetti su titoli rilasciati e possibilità di proseguire l’offerta formativa in regime di parità.
Per famiglie e personale il quadro resta di attenzione: le criticità certificate impongono una valutazione accurata delle garanzie di sicurezza, continuità didattica e correttezza amministrativa, mentre l’eventuale contenzioso definirà l’esito definitivo del procedimento.





























