Quattro persone – tre delle quali originarie o residenti a Canicattì – sono state condannate dalla Corte dei conti a restituire oltre 56mila euro al ministero del Lavoro per un sistema ritenuto finalizzato a drenare fondi pubblici destinati all’acquisto di autoambulanze e di altri beni strumentali per presunte onlus attive in Liguria.

Secondo i giudici contabili, quelle risorse – specificamente dedicate al terzo settore e alla tutela della salute – sarebbero state utilizzate per operazioni fittizie e rivendite sovrapprezzate, con un danno per l’erario.

La vicenda, ricostruita in una sentenza di oltre 40 pagine, si inserisce nell’alveo di più ampie inchieste e procedimenti penali avviati oltre dieci anni fa dalla Guardia di Finanza di Agrigento sulle erogazioni pubbliche nel comparto sanitario.

In Liguria sarebbero state costituite associazioni “prive di finalità lucrative” che, beneficiando di contributi, avrebbero acquistato autoambulanze con fondi pubblici per poi rivenderle ad altre onlus a un prezzo fino a dieci volte superiore, generando – secondo l’accusa – un indebito arricchimento a carico dello Stato.

Nel motivare la decisione, il Collegio contabile ha ritenuto sussistente il nesso di causalità tra le condotte degli interessati e il danno erariale da indebita percezione di contributi.

Sotto il profilo soggettivo, i giudici hanno condiviso l’impostazione della Procura contabile in termini di dolo, richiamando l’offensività delle condotte e la piena consapevolezza del disvalore delle azioni poste in essere da esponenti di enti no profit operanti in un ambito particolarmente delicato come l’emergenza sanitaria e l’assistenza domiciliare.

Il procedimento contabile corre in parallelo ai fascicoli penali che inquadrano i medesimi fatti in ipotesi di associazione per delinquere finalizzata a truffe aggravate, reati fiscali, riciclaggio e autoriciclaggio, falso materiale e ideologico, indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato e corruzione.

La pronuncia della Corte dei conti riguarda esclusivamente il profilo del danno erariale e delle responsabilità amministrativo-contabili, restando impregiudicati gli esiti dei processi penali.

In forza della sentenza, i quattro soggetti citati in giudizio, unitamente all’associazione da loro costituita, dovranno versare al ministero del Lavoro oltre 56mila euro a titolo di risarcimento del danno contabile.

Ulteriori sviluppi potranno arrivare con le decisioni definitive in sede penale e con eventuali azioni di recupero collegate.

Davide Difazio, giornalista iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti Sicilia, dal 09/05/2003 N° di tessera 098283, protagonista di diverse trasmissioni televisive in Rai e Mediaset ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ottenendo risultati lusinghieri.