La tubercolosi non è sparita. In Sicilia ogni anno vengono registrati tra i 300 e i 350 ricoveri per TBC, e circa il 7% riguarda bambini.
A livello regionale e nazionale, oltre il 50% dei casi riguarda persone originarie dell’Africa sub-sahariana, dell’Asia o dell’Europa dell’Est.
Dal 2009 a giugno 2021, secondo i dati ospedalieri italiani, su un totale di 3.745 pazienti ricoverati per tubercolosi, si sono contati 166 decessi, pari a una mortalità del 4,4%. La malattia, seppur in calo a livello globale, non è stata ancora debellata.
Nel 2021 si è registrato un aumento dei casi, complice la pandemia da Covid-19 che ha reso più difficile l’accesso tempestivo alle cure e il tracciamento delle infezioni. Tuttavia, nonostante l’allarmismo, la TBC resta una patologia gestibile se diagnosticata e trattata in tempo.
Ma adesso è Licata a finire al centro dell’attenzione. Un uomo è stato recentemente ricoverato al Policlinico di Palermo dopo essere risultato positivo alla tubercolosi, e ben cinque familiari sono stati sottoposti a tampone risultando anch’essi positivi.
La notizia ha fatto il giro della città, generando panico tra la popolazione e scatenando un’inutile caccia al cosiddetto “paziente zero”, ossia colui che avrebbe potuto avviare il contagio.
Gli esperti dell’Asp e dell’Istituto Superiore di Sanità, però, invitano alla calma. “Non si tratta di un’epidemia fuori controllo”, spiegano i medici, “ma di un caso isolato e circoscritto all’interno di un nucleo familiare”.
Le autorità sanitarie stanno monitorando la situazione, sottolineando l’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e della comunicazione responsabile, per evitare inutili allarmismi in una fase in cui, fortunatamente, la curva dei contagi da TBC in Italia è tendenzialmente in discesa.





























